No dal disegno di legge contro il lupo

Ieri il Consiglio Provinciale ha discusso il disegno di legge 230 della giunta che prevede la possibilità di abbattere lupi e orsi pericolosi. In questo video riassumo la mia posizione di contrarietà rispetto ai contenuti di questa proposta.

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Le Aree Interne e il Trentino

E’ di gennaio 2018 la Relazione annuale sulla Strategia nazionale delle Aree interne (SNAI) presentata al CIPE dall’allora Ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, Claudio Vincenti. Il corposo testo (che qui riportiamo allegato) analizza, seppur in sintesi, lo stato di attuazione delle progettualità in corso, che interessano le 48 aree (sulle 72 complessivamente selezionate tra il 2014 ed il 2017) per le quali è presente la copertura finanziaria. Per avere il polso della situazione attingendo dalla viva voce delle Comunità coinvolte in questo ambizioso progetto, è interessante curiosare tra le ‘pagine’ del Forum nazionale SNAI tenutosi a maggio in Val Maira (CN). Anche il Trentino partecipa alla Strategia con  il Tesino e la Val di Sole: il primo rappresenta una delle Aree pilota individuate già nel 2014 ma ha approvato solo nell’ottobre 2017 il suo Documento della Strategia d’Area contenente la specifica progettualità per i tre Comuni partecipanti, pur risultando destinatario (al 31 gennaio 2018) di significative risorse (poco più di 7 milioni di euro, tra  finanziamenti statali ed europei). La difficoltà ad avviare le azioni oggetto della progettazione elaborata dalle Comunità locali coinvolte nella SNAI è messa in luce proprio dalla Relazione annuale: “Il processo registra un ritardo rispetto alla iniziale programmazione dei tempi, per vari motivi. Un primo fattore è dato dalla complessità territoriale delle aree ove è stato avviato il processo di co-progettazione. In taluni casi si tratta di aree che coinvolgono forme di organizzazione della compagine inter-comunale decisamente complesse. Molte di queste aree hanno dimostrato di essere indietro nei processi di pianificazione e di gestione dei servizi in forma associata. A ciò si è spesso aggiunta una complessità territoriale, originata dalla presenza di attori locali, portatori di meccanismi di conservazione, che hanno opposto una resistenza, esplicita e implicita, a fare emergere nuovi protagonisti o a innovare. Una vera e propria resistenza al cambiamento. Liberare forze nuove, attraverso un processo deliberativo aperto e informato, facilitato dal team di progettisti che lavorano sul campo, cambiare la cultura della progettazione, incentivare le classi dirigenti locali ad agire in modo nuovo, superare le opposizioni e ricomporre i conflitti richiede tempo. Un altro fattore del ritardo è da attribuirsi alla mancanza o alla debolezza delle assistenze tecniche locali” (pag. 25). Confidiamo che il percorso avviatosi in Tesino riesca a dare presto frutti efficaci per le comunità della Conca e per il loro futuro.

 

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Come i lupi cambiano i fiumi

Condividiamo questo interessante video che racconta come la qualità della biodiversità e dei fiumi siano aumentate in seguito alla reintroduzione del lupo nel Parco di Yellowstone nel 1995. La natura è un sistema e l’azione di ogni specie è connessa a quella delle altre in modi che spesso dimentichiamo!

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Il lupo e noi: niente paura

Camminando nei boschi sopra Luserna, nella parte trentina dell’altopiano di Asiago, abbiamo trovato tracce del passaggio del lupo: nessuna paura, solo una grande emozione… La letteratura scientifica ci dice da tempo che il lupo è un animale elusivo, riservato, poco amante degli incontri con gli umani: incontrarlo è certo più difficile che incontrare un cervo, un cinghiale o un’altra creatura del bosco. Certo, per gli animali al pascolo in montagna e in alpeggio la minaccia rappresentata dalla presenza di un carnivoro è molto più concreta e reale. Eppure, come già avevamo scritto su questo blog, la convivenza tra lupi e umani, tra vita selvatica ed economia alpina, è possibile: il Progetto LifeWolfAlps documenta da anni che adeguate attività di prevenzione, informazione capillare, impegno congiunto di amministratori, esperti e categorie economiche (allevatori ed agricoltori, soprattutto) permettono di realizzare un soddisfacente equilibrio. Per chi volesse ascoltare le testimonianze di alcuni amministratori di territori montani interessati dalla presenza del lupo, ecco il video della  tavola rotonda tenutasi lo scorso marzo a Trento, in occasione della Conferenza finale del Progetto LWA. L’impressione che si ricava dalla maggior parte degli interventi è che non solo sia possibile per gli umani convivere con i lupi, ma che si possa persino valorizzare un territorio ed i suoi prodotti grazie alla presenza del lupo!
Non si comprende dunque la ratio del disegno di legge proposto dalla Giunta della Provincia autonoma di Trento nel quale si prevede di attribuire al Presidente della Provincia il potere di autorizzare il prelievo, la cattura o l’uccisione di grandi carnivori, orsi e lupi, in situazioni di pericolosità non altrimenti risolvibili. Certo, la discussione istituzionale si dovrà svolgere prima in Commissione consigliare e poi in Consiglio provinciale, e dunque ci saranno il tempo e le occasioni per affrontare con saggezza e competenza questo tema. Mi auguro che almeno i decisori politici agiscano in modo adeguato, smettendola di rincorrere (se non addirittura di fomentare) le paure e di gridare inutilmente, come nella famosa fiaba, “al lupo! Al lupo!”…

Alcuni documenti interessanti sul tema:

Report “Opinioni e atteggiamenti delle Comunità locali nei confronti del lupo” in Piemonte

Sintesi degli interventi della Conferenza finale del Progetto Life WolfAlps, Trento 19-20 marzo 2018

Documento sull’implementazione delle strategie di prevenzione ad hoc degli alpeggi delle Alpi occidentali e nuove metodiche di prevenzione dagli attacchi da lupo sui bovini (aprile 2018)

Documento sulla Valutazione dei sistemi di prevenzione dei danni da lupo alla zootecnia d’alpeggio nelle Alpi occidentali (aprile 2018)

Report “Il lupo in Piemonte: azioni per la conoscenza e la conservazione della
specie, per la prevenzione dei danni al bestiame domestico e per
l’attuazione di un regime di coesistenza stabile tra lupo ed attività
economiche”

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Lupi e donne

“I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso, e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza di resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell’arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi. Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate, tormentate e falsamente accusate di essere voraci ed erratiche, tremendamente aggressive, di valore ben inferiore a quello dei loro detrattori. Sono state il bersaglio di coloro che vorrebbero ripulire non soltanto i territori selvaggi ma anche i luoghi selvaggi della psiche, soffocando l’istintuale al punto da non lasciarne traccia. La rapacità dei confronti dei lupi e delle donne da parte di chi non sa comprenderli è incredibilmente simile.”

Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono con i lupi, ed.2016, XII

 

 

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Un anno dopo, ancora quad

Ci risiamo. Come già accaduto lo scorso anno, ecco ripetersi il raduno dei quad tra le valli dolomitiche: se l’errare è umano, il perseverare è diabolico! Le notizie giornalistiche, e la pronta reazione di Mountain Wilderness, ci restituiscono una incomprensibile ottusità delle amministrazioni i cui territori sono coinvolti dalla discutibile iniziativa. In mancanza di una seria analisi di impatto che, se svolta almeno al termine del primo raduno, avrebbe potuto garantire le indispensabili informazioni per utilmente orientare i decisori pubblici, siamo nuovamente di fronte a scelte discutibili e pericolose per l’ambiente alpino. Ed anche se, almeno quest’anno, osserviamo con soddisfazione che nessun comune trentino dell’area dolomitica ha scelto di ospitare la corsa motorizzata, non possiamo che sollecitare le istituzioni della Regione Veneto e la Fondazione Dolomiti UNESCO -naturalmente con gli strumenti che i loro diversi ruoli e funzioni consentono di utilizzare- ad intervenire per arginare il fenomeno e per evitarne il puntuale ripresentarsi in futuro.

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Convegno: la montagna che produce

“Cosa producono le montagne?

Per molto tempo i territori montani europei hanno prodotto beni legati a certe loro specificità ambientali. Miniere e foreste, prati, pascoli e corsi d’acqua consentivano l’esportazione di minerali e legname, prodotti agricoli, artigianali e manifatturieri nelle pianure circostanti. Le produzioni sostenevano le società locali e modellavano il paesaggio. Nel corso del Novecento molte di queste produzioni hanno dovuto subire via via le conseguenze del vantaggio competitivo dei territori contermini, fino a che negli ultimi decenni, la montagna è stata riscoperta principalmente come produttrice di servizi ecosistemici (ambientali, turistici, culturali).

Oggi, di fronte alla globalizzazione e ai cambiamenti climatici, ci chiediamo se la montagna stia (ri)diventando anche un luogo di produzione di beni. Di quali beni di tratta? Come riconoscerli e renderli visibili? Quali rapporti intercorrono tra le produzioni materiali e immateriali e l’ambiente, le culture, le specificità socio-spaziali della montagna? I nuovi prodotti della montagna sono destinati a creare nuovi paesaggi? Quali interazioni si stabiliscono tra la montagna stessa e i territori circostanti?”

Sono delle domande molto ambiziose quelle a cui si cercherà di rispondere nel corso del convegno “La montagna che produce: paesaggi, attori, flussi, prospettive” che si terrà a Venezia e in Val Comelico nei giorni 21-22-23 giugno 2018. Per chi fosse interessato/a, a questo link è disponibile il programma completo.

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Senza memoria, il presente perde di senso…

Il 19 dicembre 1943 si incontrarono a Chivasso alcuni rappresentanti della Resistenza della Val d’Aosta e delle Valli valdesi per un convegno clandestino in cui fare il punto sul futuro delle popolazioni alpine. A questo link potete trovare la Carta di Chivasso assieme ad un commento ragionato di tutti i temi discussi in quell’occasione.

 

 

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Scriviamo, dialoghiamo!

La questione di un uso compatibile e sostenibile dei territori alpini e delle loro risorse, affrontata con la mozione dello scorso 11 aprile, si sposta dall’aula del Consiglio alla carta stampata. L’intenzione è quella di aprire un dibattito, anche tra voci dissonanti, il più ampio possibile per consentire alle persone –che siano semplici cittadini, associazioni ambientaliste oppure rappresentanti delle categorie economiche più direttamente coinvolte nei percorsi di sviluppo dei territori alpini- di esprimere la loro visione per le montagne del futuro. Potremmo cominciare con questo blog: le vostre riflessioni saranno le benvenute!

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Scelte giovani e coraggiose

Sfogliando le pagine dei giornali e scorrendo le pagine dei siti web è facile imbattersi in storie e racconti di giovani che hanno scelto la montagna.

Spesso si tratta di storie originali e curiose, come quella di Riccardo Borgotti, 24 anni, che assieme a due amici ha scelto di creare un impianto a biomassa in Val Grande. O come quella di Luca Modolo, unico abitante di un piccolo paesino in Val Nure, dove gestisce 250 alveari e raccoglie le storie dei vecchi contadini della valle. O come quella di Maria Molinari, che dopo aver viaggiato e studiato il mondo, ha deciso di ritornare nell’appennino parmense e di guardare al suo paese, Berceto, con occhi nuovi.

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