Come i lupi cambiano i fiumi

Condividiamo questo interessante video che racconta come la qualità della biodiversità e dei fiumi siano aumentate in seguito alla reintroduzione del lupo nel Parco di Yellowstone nel 1995. La natura è un sistema e l’azione di ogni specie è connessa a quella delle altre in modi che spesso dimentichiamo!

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Il lupo e noi: niente paura

Camminando nei boschi sopra Luserna, nella parte trentina dell’altopiano di Asiago, abbiamo trovato tracce del passaggio del lupo: nessuna paura, solo una grande emozione… La letteratura scientifica ci dice da tempo che il lupo è un animale elusivo, riservato, poco amante degli incontri con gli umani: incontrarlo è certo più difficile che incontrare un cervo, un cinghiale o un’altra creatura del bosco. Certo, per gli animali al pascolo in montagna e in alpeggio la minaccia rappresentata dalla presenza di un carnivoro è molto più concreta e reale. Eppure, come già avevamo scritto su questo blog, la convivenza tra lupi e umani, tra vita selvatica ed economia alpina, è possibile: il Progetto LifeWolfAlps documenta da anni che adeguate attività di prevenzione, informazione capillare, impegno congiunto di amministratori, esperti e categorie economiche (allevatori ed agricoltori, soprattutto) permettono di realizzare un soddisfacente equilibrio. Per chi volesse ascoltare le testimonianze di alcuni amministratori di territori montani interessati dalla presenza del lupo, ecco il video della  tavola rotonda tenutasi lo scorso marzo a Trento, in occasione della Conferenza finale del Progetto LWA. L’impressione che si ricava dalla maggior parte degli interventi è che non solo sia possibile per gli umani convivere con i lupi, ma che si possa persino valorizzare un territorio ed i suoi prodotti grazie alla presenza del lupo!
Non si comprende dunque la ratio del disegno di legge proposto dalla Giunta della Provincia autonoma di Trento nel quale si prevede di attribuire al Presidente della Provincia il potere di autorizzare il prelievo, la cattura o l’uccisione di grandi carnivori, orsi e lupi, in situazioni di pericolosità non altrimenti risolvibili. Certo, la discussione istituzionale si dovrà svolgere prima in Commissione consigliare e poi in Consiglio provinciale, e dunque ci saranno il tempo e le occasioni per affrontare con saggezza e competenza questo tema. Mi auguro che almeno i decisori politici agiscano in modo adeguato, smettendola di rincorrere (se non addirittura di fomentare) le paure e di gridare inutilmente, come nella famosa fiaba, “al lupo! Al lupo!”…

Alcuni documenti interessanti sul tema:

Report “Opinioni e atteggiamenti delle Comunità locali nei confronti del lupo” in Piemonte

Sintesi degli interventi della Conferenza finale del Progetto Life WolfAlps, Trento 19-20 marzo 2018

Documento sull’implementazione delle strategie di prevenzione ad hoc degli alpeggi delle Alpi occidentali e nuove metodiche di prevenzione dagli attacchi da lupo sui bovini (aprile 2018)

Documento sulla Valutazione dei sistemi di prevenzione dei danni da lupo alla zootecnia d’alpeggio nelle Alpi occidentali (aprile 2018)

Report “Il lupo in Piemonte: azioni per la conoscenza e la conservazione della
specie, per la prevenzione dei danni al bestiame domestico e per
l’attuazione di un regime di coesistenza stabile tra lupo ed attività
economiche”

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Lupi e donne

“I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso, e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza di resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell’arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi. Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate.”

Clarissa Pinkola Estés

 

 

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Un anno dopo, ancora quad

Ci risiamo. Come già accaduto lo scorso anno, ecco ripetersi il raduno dei quad tra le valli dolomitiche: se l’errare è umano, il perseverare è diabolico! Le notizie giornalistiche, e la pronta reazione di Mountain Wilderness, ci restituiscono una incomprensibile ottusità delle amministrazioni i cui territori sono coinvolti dalla discutibile iniziativa. In mancanza di una seria analisi di impatto che, se svolta almeno al termine del primo raduno, avrebbe potuto garantire le indispensabili informazioni per utilmente orientare i decisori pubblici, siamo nuovamente di fronte a scelte discutibili e pericolose per l’ambiente alpino. Ed anche se, almeno quest’anno, osserviamo con soddisfazione che nessun comune trentino dell’area dolomitica ha scelto di ospitare la corsa motorizzata, non possiamo che sollecitare le istituzioni della Regione Veneto e la Fondazione Dolomiti UNESCO -naturalmente con gli strumenti che i loro diversi ruoli e funzioni consentono di utilizzare- ad intervenire per arginare il fenomeno e per evitarne il puntuale ripresentarsi in futuro.

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Convegno: la montagna che produce

“Cosa producono le montagne?

Per molto tempo i territori montani europei hanno prodotto beni legati a certe loro specificità ambientali. Miniere e foreste, prati, pascoli e corsi d’acqua consentivano l’esportazione di minerali e legname, prodotti agricoli, artigianali e manifatturieri nelle pianure circostanti. Le produzioni sostenevano le società locali e modellavano il paesaggio. Nel corso del Novecento molte di queste produzioni hanno dovuto subire via via le conseguenze del vantaggio competitivo dei territori contermini, fino a che negli ultimi decenni, la montagna è stata riscoperta principalmente come produttrice di servizi ecosistemici (ambientali, turistici, culturali).

Oggi, di fronte alla globalizzazione e ai cambiamenti climatici, ci chiediamo se la montagna stia (ri)diventando anche un luogo di produzione di beni. Di quali beni di tratta? Come riconoscerli e renderli visibili? Quali rapporti intercorrono tra le produzioni materiali e immateriali e l’ambiente, le culture, le specificità socio-spaziali della montagna? I nuovi prodotti della montagna sono destinati a creare nuovi paesaggi? Quali interazioni si stabiliscono tra la montagna stessa e i territori circostanti?”

Sono delle domande molto ambiziose quelle a cui si cercherà di rispondere nel corso del convegno “La montagna che produce: paesaggi, attori, flussi, prospettive” che si terrà a Venezzia e in Val Comelico nei giorni 21-22-23 giugno 2018. Per chi fosse interessato/a, a questo link è disponibile il programma completo.

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Senza memoria, il presente perde di senso…

Il 19 dicembre 1943 si incontrarono a Chivasso alcuni rappresentanti della Resistenza della Val d’Aosta e delle Valli valdesi per un convegno clandestino in cui fare il punto sul futuro delle popolazioni alpine. A questo link potete trovare la Carta di Chivasso assieme ad un commento ragionato di tutti i temi discussi in quell’occasione.

 

 

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Scriviamo, dialoghiamo!

La questione di un uso compatibile e sostenibile dei territori alpini e delle loro risorse, affrontata con la mozione dello scorso 11 aprile, si sposta dall’aula del Consiglio alla carta stampata. L’intenzione è quella di aprire un dibattito, anche tra voci dissonanti, il più ampio possibile per consentire alle persone –che siano semplici cittadini, associazioni ambientaliste oppure rappresentanti delle categorie economiche più direttamente coinvolte nei percorsi di sviluppo dei territori alpini- di esprimere la loro visione per le montagne del futuro. Potremmo cominciare con questo blog: le vostre riflessioni saranno le benvenute!

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Scelte giovani e coraggiose

Sfogliando le pagine dei giornali e scorrendo le pagine dei siti web è facile imbattersi in storie e racconti di giovani che hanno scelto la montagna.

Spesso si tratta di storie originali e curiose, come quella di Riccardo Borgotti, 24 anni, che assieme a due amici ha scelto di creare un impianto a biomassa in Val Grande. O come quella di Luca Modolo, unico abitante di un piccolo paesino in Val Nure, dove gestisce 250 alveari e raccoglie le storie dei vecchi contadini della valle. O come quella di Maria Molinari, che dopo aver viaggiato e studiato il mondo, ha deciso di ritornare nell’appennino parmense e di guardare al suo paese, Berceto, con occhi nuovi.

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Festival dell’Etnografia del Trentino

Il prossimo fine settimana (14-15 aprile 2018) si terrà la sesta edizione del Festival dell’Etnografia del Trentino. L’evento è organizzato dal Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina e il ricco programma dell’iniziativa è disponibile a questo link.

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Una montagna a due velocità? Parliamo di Vallarsa

Foto di Tommaso Gasperotti

Se più di tremila persone festeggiano a modo loro le vacanze in montagna ballando come fossero in discoteca sulla neve dei duemila metri del Monte Spinale (in pieno Parco Adamello Brenta), i quasi 1.500 abitanti sparsi nelle 43 frazioni del Comune di Vallarsa non hanno nulla da festeggiare, dopo la chiusura degli unici due negozi multiservizi presenti sul territorio. Un Trentino a due velocità? Naturalmente, non è possibile comparare realtà radicalmente diverse; ma il contrasto tra una montagna ‘ricca’ e persino sprecona, ed una montagna dimessa, marginale, a rischio spopolamento è evidente e stride in una realtà, come quella della nostra autonomia speciale, che dovrebbe saper intervenire con saggezza e lungimiranza.

Qui trovate la delibera del 7 marzo 2018 con la quale il Comune di Vallarsa individua alcune azioni ed interventi concreti per contrastare la marginalità, gli svantaggi ed il conseguente rischio di impoverimento demografico del territorio montano ai piedi del Pasubio e delle Piccole Dolomiti, e qui trovate la mia interrogazione alla Giunta Provinciale. Quando ci sarà la risposta dell’esecutivo, ne daremo conto su questo blog.

ALTRI RIFERIMENTI:

Aiuti, scontro Daldoss-Borgonovo Re, L’Adige, 11 aprile 2018

Emanuela Valduga, Vallarsa, troppo silenzio, da Vita Trentina, 18 febbraio 2018

Vita nuova, ma a che prezzo?, Mountcity, 27 marzo 2018

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Riportiamo qui sotto la bozza della trascrizione della discussione dell’interrogazione in aula:

 

PRESIDENTE: Ho anticipato che passiamo alla question time n. 6.

Interrogazione n. 5807/XV, «Salvaguardia dei servizi nel comune di Vallarsa», presentata dalla consigliera Borgonovo Re

Prego, consigliera Borgonovo Re.

BORGONOVO RE (Partito Democratico del Trentino): Grazie, Presidente. «Lo scorso 7 marzo il Consiglio comunale di Vallarsa ha approvato all’unanimità una mozione sulla salvaguardia delle attività e dei servizi in montagna». Peraltro in questi giorni ci è arrivata una delibera analoga approvata dal Comune di Castel Condino il 29 marzo.

«Nel caso di Vallarsa la chiusura dei due negozi multiservizi, di Camposilvano e di Obra, è stata l’occasione per l’Amministrazione comunale per interrogarsi sugli svantaggi di chi vive territori di montagna, e di una montagna “marginale”, e per elaborare alcune specifiche proposte di intervento. Nella delibera vengono infatti elencate alcune azioni ritenute fondamentali per la sopravvivenza dei territori di montagna che toccano le politiche tariffarie, il potenziamento di alcuni servizi (connessione internet, trasporto pubblico, domiciliarità dei servizi sociali e sanitari), le politiche abitative e le forme di incentivazione per ridurre gli svantaggi dei residenti. Alla Provincia si chiede inoltre di impegnarsi a livello nazionale per ottenere diverse regole fiscali, nuove forme di sostegno all’occupazione e agevolazioni sulle spese di personale.

Considerato che la Giunta provinciale non ha finora ritenuto, a mio parere incomprensibilmente, di inserire la Vallarsa e le valli del Leno, ma forse anche altri territori della nostra provincia nella strategia nazionale delle aree interne, in cui è inserito il Tesino, è curiosamente inserita la Valle di Sole che si penserebbe meno marginale della Vallarsa e delle valli del Leno per esempio, si chiede di conoscere quali interventi e quali azioni puntuali si intendono attivare per corrispondere non solo e soltanto alle istanze del Comune di Vallarsa, ma a quelle istanze più generali cui il Comune di Vallarsa e il Comune di Castel Condino, per ora, hanno dato voce, assicurando alle Comunità che ancora si ostinano a dare vita a territori di grande bellezza ma di apparente minor visibilità e attrattività, una prospettiva sostenibile di sviluppo e di futuro».

Vorrei aggiungere che su questo tema sono state presentate dei colleghi Degasperi e Civettini alcune mozioni, che penso verranno discusse forse nella prossima tornata consiliare, che giustamente mettono il focus su questo tema.

PRESIDENTE: Assessore Daldoss, prego.

DALDOSS (Assessore alla coesione territoriale, urbanistica, enti locali ed edilizia abitativa): Grazie. Rispondo all’interrogazione della consigliera Borgonovo Re, che è un po’ a cavallo fra aspetti di ordine strettamente connessi al mantenimento delle zone di montagna e di presìdi di tipo economico e quindi è un po’ a cavallo fra le competenze del sottoscritto e del Vicepresidente Olivi, dicendo che, per la prima parte, quindi per incentivare il mantenimento delle attività economiche, recentemente la Giunta provinciale ha anche deliberato di innalzare il contributo per quelle attività che si trovano in zone svantaggiate e anche prevedendo eventualmente la possibilità di contributi ulteriori per chi, nell’anno successivo alla chiusura di un esercizio commerciale, eventualmente lo riapra. Quindi non vale ovviamente solo per Vallarsa, ma vale in termini generali per chi si trova in queste condizioni e, da questo punto di vista, è un intervento concreto ma ovviamente limitato a un aspetto di ordine economico per questa tipologia.

Il tema invece molto più ampio, molto più complesso e probabilmente anche non necessariamente individuabile in una risposta singola, ma in un ragionamento più complessivo che riguarda queste aree “marginali” rispetto alla possibilità di fruizione di servizi, anche se la Valle del Leno è direttamente connessa con Rovereto, che comunque è un centro di servizi importante e rilevante all’interno della nostra provincia, necessariamente deve impegnarci un po’ tutti a metterci forse anche un po’ di innovazione e di sperimentazione innovativa rispetto a quello che può essere fatto per mantenere su questi luoghi soprattutto la residenzialità, creare posizioni e opportunità di lavoro, perché un giovane si ferma in un luogo se lì trova sostentamento per se stesso e per eventualmente creare le condizioni per costituirvi un proprio nucleo familiare. Come Giunta provinciale abbiamo approvato alla fine del 2017 una delibera volutamente con questa finalità: che fosse una sperimentazione per mettere in atto dei progetti anche nuovi, che nascesse dal basso (dai Comuni, dalle ASUC, dalle varie associazioni) e che, attraverso questa sperimentazione in futuro, nella prossima consiliatura chi avrà questo onere e onore di rimettere mano anche alla legge sulla montagna in maniera sinergica. È un contributo che diamo per interventi specifici di 30 mila euro a fondo perduto, coinvolgendo il più possibile le associazioni e le rappresentanze sul territorio e da questo noi non ci aspettiamo, nonostante la pubblicizzazione fatta, una grande risposta. Non ci sono grandi proposte anche di tipo innovativo, da questo punto di vista, per fare in modo che lì si possa sperimentare un qualche cosa che poi rientri eventualmente nella legge, ma successivamente diventi anche un patrimonio di buone pratiche per altre realtà e per altri Comuni.

Sull’aspetto che riguarda invece l’inserimento nelle aree interne, situazioni molto complesse da gestire per le quali si fa ancora fatica ad arrivare ad una conclusione per quella del Tesino oltre che per quella della Val di Sole, oggettivamente la dimensione e la quantità demografica delle valli del Leno difficilmente poteva essere autonomamente presa in considerazione per inserirla in un progetto come quello delle aree interne, che possiamo fare noi invece più mirato come Provincia.

PRESIDENTE: Consigliera Borgonovo, se vuole replicare, prego.

BORGONOVO RE (Partito Democratico del Trentino): Grazie, Presidente. Ringrazio l’assessore per la risposta, ma debbo dire sinceramente che non sono per niente soddisfatta.

Noi nella legge provinciale 29 dicembre 2016 n. 20 (legge di stabilità provinciale del 2017), quindi un anno e mezzo fa, avevamo adottato e condiviso in quest’Aula una norma nella quale prevedevamo la ridefinizione organizzativa dei soggetti pubblici preposti alla salvaguardia e valorizzazione della montagna con la costituzione di un tavolo. Lo so che di tavoli moriremo soffocati e dagli stessi moriremo schiacciati, soprattutto dei tavoli che non si fanno e che non si fanno per gli obiettivi che vengono loro assegnati da questo Consiglio. Io a maggio, quindi un anno fa (4 maggio 2017), feci una interrogazione a risposta immediata chiedendo a che punto era il tavolo di confronto che avevamo istituito sei mesi prima (nel dicembre 2016) per disegnare un percorso complessivo di approccio ai problemi dei territori di montagna, che certamente nel nostro territorio sono quasi il 100 per cento, ma che hanno una forma tale da farci capire che ci sono territori più robusti, più salvaguardati e anche più economicamente solidi e territori più fragili. Ora che si arrivi adesso, siamo nell’aprile 2018, a dire che ci stiamo ancora pensando (del tavolo si è persa ogni traccia, io non so se c’è, se lavora, che esiti ha dato, se c’è qualcosa, ma lo vedremo nella discussione della mozione che è all’ultimo punto dell’ordine del giorno di questo Consiglio), io mi domando se esista una reale, forte, solida, organizzata volontà da parte della Giunta e da parte delle nostre istituzioni provinciali di affrontare questi temi non a spot, non ogni volta che qualche Comune suona il campanello d’allarme perché è arrivato con l’acqua alla gola, ma vorrei che ci fosse un disegno strategico complessivo. Quindi essere qui ancora e rinviare al futuro legislatore mi sembra davvero una risposta – come direbbe il collega Viola, che non c’è – francamente imbarazzante.

 

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