Il progetto

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di Donata Borgonovo Re,

consigliera provinciale Partito Democratico – Consiglio Provinciale della Provincia Autonoma di Trento

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Il Progetto Città-Valli (CiVà) nasce per cercare risposte ad una domanda che mi veniva provocatoriamente rivolta dagli ex colleghi assessori, quando in Giunta provinciale portavo le mie proposte di riorganizzazione dei servizi sanitari ospedalieri ispirate alla distinzione tra servizi di prossimità – da distribuire capillarmente sul territorio – e servizi di alta specializzazione – da inserire nei due maggiori centri ospedalieri -: “ma tu vuoi riaprire la guerra tra città e valli?”.

In verità, la perentorietà dei toni usati rendeva la frase più un’accusa diretta che una domanda… Ciononostante, l’interrogativo ha continuato a risuonarmi dentro, spingendomi ad andare oltre la strumentalità evidente di quella discussione per capire se davvero, anche nel nostro Trentino così ben dotato di risorse diffuse e di un solido sistema territoriale, si celassero fratture (quanto profonde? E quanto nascoste?) tra le valli e le città. Tra il vivere nelle zone di montagna ed il vivere nei centri urbani, anche se parliamo pur sempre di città alpine di piccole e medie dimensioni.

La riflessione si è quindi aperta all’interno di un piccolo gruppo di lavoro, composto da professionisti appartenenti a mondi diversi (in particolare quelli dell’associazionismo culturale e ambientale e dell’università) ed ha coinvolto alcuni testimoni privilegiati, con i quali ci si è confrontati in una serie di incontri pubblici. L’intenzione era quella di avviare un dibattito prima di tutto culturale, per poi eventualmente elaborare proposte utili sul piano politico, capaci di orientare scelte, strategie, azioni delle istituzioni coerenti con le necessità di un territorio alpino qual è il nostro. Senza peraltro sottrarsi alla responsabilità di una doverosa solidarietà nei confronti di realtà analoghe alla nostra per caratteristiche sostanziali ma che hanno sofferto, a differenza di quanto accaduto in Trentino, severe condizioni di marginalità e di abbandono (un esempio, su tutti, sono le vicine valli del Bellunese).

Il tema esplorato dal Progetto CiVà si è rivelato dunque non solo di grande interesse e di grande attualità, ma ha permesso di confrontarsi con una pluralità di territori per i quali il difficile rapporto tra città e valli costituisce tuttora un problema irrisolto. Dal Piemonte al Veneto, dal Trentino-Alto Adige/Südtirol al Friuli si osserva un moltiplicarsi delle occasioni di dibattito, di studio e di confronto che coinvolgono associazioni, fondazioni, enti ed istituzioni pubbliche. A queste ultime, in particolare, viene chiesto con comprensibile insistenza di adottare politiche strategiche ed innovative, che sappiano supportare le capacità imprenditoriali dei ‘montanari per scelta e per vocazione’, preservando un territorio prezioso e fragile ma garantendone al contempo la vivibilità e lo sviluppo sostenibile. E viene chiesto altresì che sappiano valorizzare l’insediamento di nuove popolazioni (i ‘montanari per forza’, come li ha definiti un recente studio dell’Associazione piemontese Dislivelli) che, approdati nel nostro paese spesso al termine di percorsi travagliati, in molti luoghi restituiscono inaspettatamente vita ai borghi alpini e danno cosi speranza di vita nuova alle montagne.

Il progetto CiVà si inserisce per ora in punta di piedi nel ricco panorama di analisi e discussioni sul presente e sul futuro delle Terre Alte, con l’intento di contribuire ad accrescere, anche in Trentino, la consapevolezza del tesoro che ci è stato affidato e che può concretamente farsi laboratorio di relazioni, di comunità solidale, di buon governo, di salute, di cittadinanza attiva, di economia armoniosa… Ci è comunque chiaro, come scrive Camanni, che “le nostalgie non salvano la cultura alpina. Tradizione e identità alpina non traggono ossigeno dall’arroccamento in enclave, ma dallo scambio creativo con la pianura e la città. È una premessa fondamentale per misurare la congiuntura attuale delle Alpi, e soprattutto per proiettarla in una visione futura”. La dicotomia montagna-pianura o città-valli chiede di essere affrontata con uno sguardo aperto: gli scambi, le connessioni, le specificità che reciprocamente si completano, i differenti modelli, le culture e le visioni, l’uso delle risorse, la responsabilità per le generazioni future…sono tutti temi che interpellano le comunità e la politica che le rappresenta. CiVà vuole partecipare a quest’opera corale di costruzione del futuro delle montagne in una dimensione europea e nella solidarietà tra territori, facendo della speciale autonomia di cui gode il Trentino uno strumento di positiva innovazione.