Montagne ferite, comunità solidali

Quanto accaduto sulle montagne trentine, venete, alto atesine, friulane in questi tremendi giorni di fine ottobre ha davvero dell’inimmaginabile.

Accanto  ai danni e alle distruzioni provocati dall’acqua (esondazioni, allagamenti, frane, colate di fango e detriti che hanno provocato una tragica morte), sono stati devastanti i venti furiosi che hanno colpito le valli alpine, abbattendo migliaia di abeti e cancellando vaste porzioni di boschi. La proporzione del disastro è per ora solo abbozzata: si parla di due milioni di metri cubi di piante sradicate e atterrate, in un’area vasta quanto 10.000 campi di calcio, ma bisognerà attendere il ripristino della viabilità forestale (anch’essa fortemente danneggiata) per avere un quadro preciso delle reali e definitive dimensioni dei danni.

Nella tragedia, tuttavia, spiccano due buone notizie: il grande, organizzato e generoso lavoro delle squadre della Protezione civile e dei Vigili del fuoco, professionisti e volontari fianco a fianco con i molti cittadini in difficoltà, è la prima; l’efficacia delle opere di prevenzione e di cura del territorio apportate in anni di serio lavoro, capaci di arginare e mitigare gli effetti della tremenda ‘tempesta perfetta’ abbattutasi sulle Alpi orientali, è la seconda.

Le comunità e le montagne trentine ripartono da qui: dalla solidarietà, dall’organizzazione, dalla professionalità e dal costante investimento sulla prevenzione. Elementi indispensabili perché uomini e natura alpina possano continuare a vivere insieme.

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