Il lupo nei libri

(Paolo Rumiz, La leggenda dei Monti naviganti, ed. 2015, 217)

Per tenere d’occhio il lupo, che transita sul Passo dei Due santi, sopra casa sua, Valentina è capace di dormire con il gregge. Quassù del lupo hanno un rispetto reverenziale. “È difficilissimo vederlo, ma se lo vedi l’impressione è tale che ti cambia la vita. È come aver visto uno spettro”. Il lupo è una presenza sovrannaturale. Non ha peso, viaggia come un overcraft, galleggia nell’aria. Ed è stato proprio così che si è salvato dallo sterminio: smaterializzandosi, imparando l’assoluta silenzio, riducendo la consistenza dei branchi, muovendosi di notte o nell’ora delle ombre lunghe, Alba e tramonto. “È capace di seguirti per giorni e colpire il gregge al tuo primo momento di distrazione” sorride Patrizia. “Ma almeno uccide con professionalità. Non fa danni collaterali e non lascia traccia. I cani liberi e i cinghiali, invece, passano come ruspe e devastano tutto”. 

I cani maremmani sono nervosi, fiutano presenze. Sopra la casa di Valentina c’è la pista dei lupi. Un’autostrada invisibile. I branchi seguono sempre la corrente. Viaggiano dall’Abruzzo verso nord-ovest, sono arrivati da qualche anno in Francia, nelle Alpi Marittime, e alcune avanguardie sono già in Svizzera. Fra qualche anno, dicono, avremo un evento epocale: l’incontro tra i lupi italiani e quelli dei Balcani, che non si toccano da secoli.

 

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