Il lupo e noi

“I branchi di lupi che vivono stabilmente da quasi vent’anni sulle Alpi sono costituiti dai discendenti diretti dei lupi sopravvissuti all’estinzione in una ristretta area dell’Appennino centro-meridionale. Oggi i lupi stanno tornando nelle Alpi centro-orientali, dove di recente hanno fatto la loro ricomparsa per dispersione naturale anche esemplari provenienti dalla popolazione dinarica della Slovenia”. E’ la storia di un ritorno, quella del lupo tra le nostre montagne, frutto di una ‘ricolonizzazione naturale’ e non certo di un’azione umana di reintroduzione della specie anche se l’uomo, con l’abbandono delle campagne e delle montagne e la conseguente crescita dei boschi, ha in parte determinato le condizioni favorevoli alla vita di questo grande carnivoro.

Una preziosa occasione per affrontare in modo intelligente questo tema ci è stata offerta il 19 ed il 20 marzo scorsi. Si è tenuta infatti a Trento la Conferenza internazionale finale del Progetto LIFE WOLFALPS (www.lifewolfalps.eu ), un Progetto europeo per la conservazione e gestione del lupo sulle Alpi  che ha coinvolto, tra Italia e Slovenia, dieci partners beneficiari: due Regioni, Lombardia e Veneto; sei aree protette, Alpi Marittime (il cui Ente gestore coordinava il progetto), Alpi Cozie, Ossola, Stelvio, Valgrande e Triglav (Triglavski Narodni Park); due enti di ricerca, Università di Lubiana e Museo delle scienze di Trento ed infine il Corpo Forestale dello Stato (confluito dal 2017 nell’Arma dei Carabinieri).

Obiettivo principale del Progetto è stato quello di favorire “la conservazione a lungo termine della popolazione di lupo sulle Alpi italiane e slovene attraverso indagini su scala alpina che hanno permesso di raccogliere dati oggettivi ed aggiornati sulla presenza e la distribuzione del lupo, sugli atteggiamenti delle persone nei confronti della specie, sui danni al bestiame, sullo stato di utilizzo dei sistemi di prevenzione e sulla diffusione del bracconaggio”  (http://www.lifewolfalps.eu/il-progetto-nelle-sue-sei-linee-principali/) e di individuare soluzioni idonee per giungere ad una equilibrata convivenza tra uomo e lupo. Il complesso lavoro svolto a partire dal settembre 2013 –che si concluderà nel maggio 2018- ha consentito non solo di acquisire un volume impressionante di dati  (qui il link al Report disponibile sul sito del progetto:   http://www.lifewolfalps.eu/wp-content/uploads/2014/05/Lo-stato-di-presenza-del-lupo-sulle-Alpi-Italiane_2014-2017.pdf ) ma soprattutto di creare una vastissima rete di operatori formati distribuiti su tutto l’arco alpino (512 persone appartenenti a 43 diverse istituzioni) e di coinvolgere attivamente un’ampia platea di persone e associazioni (allevatori, cacciatori, ambientalisti, volontari del CAI, alpinisti). Sono state individuate e testate misure di prevenzione degli attacchi al bestiame (recinti elettrificati, cani da guardiania), sono stati formati e costantemente supportati sul piano tecnico pastori e allevatori , sono state realizzate offerte di ecoturismo particolarmente attrattive e si è lavorato moltissimo sulla comunicazione segmentata (grande pubblico, allevatori e cacciatori, giornalisti, scuole..), per garantire a tutti informazioni chiare e complete sul lupo. Si teme ciò che non si conosce: per questo anche un piccolo decalogo ci può essere utile a sconfiggere la paura! L’eredità che Wolfalps ci lascia è enorme: l’impegno che la politica trentina si deve assumere è di non disperderla ma anzi di renderla patrimonio diffuso di tutta la comunità. E ognuno di noi può farsi portavoce di una narrazione diversa sul ritorno del lupo sulle Alpi: non un problema, ma un’opportunità!

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UN CONTRIBUTO di:

Giovanni Damiani, direttore dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’Ambiente dal 1996 al 2001 e Presidente dell’Ecoistituto Abruzzo

Scrivo dall’Abruzzo dove con Orsi e Lupi conviviamo da sempre. Sono animali estremamente schivi, elusivi, che sanno di cosa è capace l’uomo…anche per semplice cattiveria , per cui lo evitano.  Non abbiamo problemi di sorta per la sicurezza dell’uomo da oltre un secolo.  Certo ogni tanto si appropriano, per fame, di qualche gallina o qualche pecora.  Un pastore, recentemente intervistato dal TG regionale perché aveva subito un attacco al gregge, ha detto candidamente (cito a memoria) : ” anche loro appartengono al creato e hanno diritto di vivere.  Attaccano per fame, per sopravvivere e non per cattiveria…”.   Lo scorso anno un orso andava ad esplorare un paese e la gente anziché fuggire ha fatto riprese con i telefonini e le immagini hanno girato per settimane nel web e nelle tv locali.  Un signore ha trovato un orso in cucina: attratto dagli odori, era entrato in casa per fame. Intervistato ha spiegato di averlo sgridato e che l’animale era così fuggito.  Anche lui, anche di fronte a questo fatto estremo, non ha chiesto pistole, fucili, abbattimenti, ma mostrato pietà e comprensione.  Un mio amico zoologo ha acquistato metà di una collina boscata per preservarne la foresta e perché vi vivono dei lupi, a un km da un popoloso centro abitato.  La cosa bella è che solo gli esperti come lui hanno “scoperto” che i lupi sono lì da decenni, vicino all’uomo, e che la stragrande totalità della popolazione non se ne accorge. Sanno rendersi clandestini.  Inutile dirti il ruolo ecologicamente positivo dei grandi carnivori nel mantenere sane le popolazioni degli altri animali: loro predano preferibilmente gli individui più deboli, malati, anziani e, soprattutto, hanno imparato a predare i cinghiali centro-europei reintrodotti dai cacciatori negli anno ’70 e vero flagello delle colture e pericolo per l’uomo.  I lupi sono oggi l’unico argine alla iperproliferazione di questo flagello.  Grazie.

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